La gentilezza non è caratteristica della politica. Quanto più opposti sono i poli di una mappa politica, tanto più aspri e perfino violenti sono i termini del discorso pubblico, almeno così è in Italia. Il potere economico è piuttosto sparso, il che ne impedisce un’eccessiva concentrazione, ma d’altra parte il peso che il Paese può esercitare a livello globale ne risulta ridotto. L’Unione Europea (UE) – di cui l’Italia è parte sin dalla fondazione – ha certamente un peso economico più grande, ma le sue istituzioni politiche sono deboli al confronto con i giganti del commercio mondiale. Si tratta di attori globali che possono fare leva su materie prime e forza lavoro per le quali si pagano costi di gran lunga più bassi che in Europa.
A volte si tratta di società commerciali delocalizzate, che pagano tasse in misura sproporzionata al volume d’affari generato nei Paesi UE, oppure organizzazioni che fanno capo a Paesi dominanti nella scacchiera politica e militare (laddove le vecchie potenze coloniali europee hanno perso dapprima l’autorità e poi l’autorevolezza). Dal Vecchio continente può emanare semmai un potere di persuasione, alla cui base ci sono strutture normative proprie dello Stato di diritto, quel che attrae i Paesi est-europei verso il mercato comune – e può senz’altro favorire i processi di cambiamento che attraversano i Paesi del centro e dell’ovest europeo da quando le diverse nazioni sono entrate in contatto duraturo e costante.
Chissà se questo cambiamento va nella direzione di un potere le cui forze tendono a polarizzarsi di più o di meno che oggigiorno, comunque c’è da augurarsi che gli sforzi compiuti durante decenni di integrazione europea non siano resi vani da dieci anni di sconsiderato impiego della forza militare in Europa orientale nonché dalla conseguente dispendiosa ricerca di nuovi e costosi armamenti.
Per tutto il mese mi sono interrogato sui rapporti di forza fra sistemi di potere, anche considerando il “dovere del potere” come responsabilità di affrontare le questioni politiche all’attenzione di chi governa. È un difficile esercizio di (ri)composizione degli interessi a volte in conflitto. Ci vuole pazienza e qualche forma di attenzione reale verso il popolo, i popoli; in una parola che mi fa comodo, ci vuole innanzitutto capacità di ascolto.
Gli episodi più recenti del mio podcast – disponibili sulle maggiori piattaforme per ascoltare contenuti in streaming – fanno riferimento alla gentilezza in varie declinazioni: una combinazione di “hard power” e “soft power” come nel racconto storico sull’ascesa dei Visconti a Milano, Vipera gentile; un tributo alla memoria di Gianni Rodari, che ha preso per mano intere generazioni di giovani lettori e lettrici; un richiamo a donarsi con generosità, nonostante tutto quanto ci sia Daffare ogni giorno.
Per la settimana prossima, invece, qualcosa di piccolo / Piccola come una canzone.


