La più recente delle Pillole di vocabolario, Chicco, ha rimandato a un’idea di piccolezza che caratterizza positivamente sia le persone sia le cose: piccole, quindi graziose. Incapaci di fare male, essendo abitualmente inoffensive, le cose piccole non hanno piena consapevolezza di sé e della realtà circostante, perciò ispirano più simpatia delle cose grandi, che invece risultano persino fastidiose per le loro esigenze, così presenti.
Molto dipende dall’importanza che gli si dà. Così, anche un cane di piccola taglia può risultare parecchio antipatico quando abbai contro tutto e tuttė. Cosa dire allora di un piccolo umano che comincia a emettere suoni confusamente aspri e acuti, e non la smette, che carino!? Passerà anche questa fase, è questione di tempo. Chissà che non diventi unə di quellė che parlano sempre a voce troppo alta.
Il discorso si può affinare nel tempo, come la qualità di un vino può migliorare di anno in anno. I propri argomenti hanno bisogno di studio affinché la parola risulti chiara e convincente, soprattutto coerente con l’azione. Persino un linguaggio di strada può servire a questo fine. Quante verità non abbiamo sentito nelle canzoni rap, nonostante l’assenza apparente di ogni sviluppo melodico!?
Componimenti in rima, va bene: nel rap, la parola precede la forma musicale; poi il ritmo, certo, sincopato e uniforme. Riferimenti più o meno espliciti al sesso, alla violenza, all’uso di droghe. Ma questa lista di ingredienti può bastare a distinguere il rap dalla buona musica? Un bel discorso ritmico e un verso perfetto non sono estranei alla musica rap. La pillola musicale più recente lo vuole ribadire.
Con l’omaggio al proto-rap di Pino D’Angiò, tornano in mente una pillola meno recente dedicata a uno tra i più famosi rapper d’Italia, J-Ax; una che porta il nome entrato nella storia della musica elettronica, Giorgio Moroder; e, ancora in tema musicale dal repertorio di Italiano Standard, Animale, che richiama la pillola di vocabolario in uscita fra un settimana: Bestie.
Prestate orecchio!


