Non passa giorno senza nuove rivelazioni sul caso Epstein, a quanto pare, la più grande operazione al mondo basata sul dossieraggio. Per chi non mastica il francese, da dossier (fascicolo) – c’è la parola composta di ‘materiali’ e ‘compromettenti’ dal russo kompromat (компромат).
Recentemente il governo degli Stati Uniti ha pubblicato 3 milioni di documenti, 2 mila video e 180 mila immagini che hanno a che fare con il defunto finanziere pedofilo e i suoi legami con alti rappresentanti politici di mezzo mondo. Così avrebbe detto al telefono Donald Trump, quando nessuno pensava che diventasse presidente, nel 2006: “Tutti erano a conoscenza del comportamento di Epstein”.
Tutti coloro che intrattenevano rapporti duraturi e persino frequenti con Epstein, si intende, anche dopo la condanna per abusi sessuali su minori. Tutte personalità influenti di un “bel mondo” oramai caduto in discredito presso l’opinione pubblica mondiale. Tra i pochi princìpi davvero universali al mondo, la protezione minorile accomuna culture anche distanti fra loro, specialmente in materia di diritti individuali.

Il tema della giustizia per le più giovani vittime di abusi, che va ben oltre la condanna dei loro boia, riguarda il loro recupero psicofisico e la loro riabilitazione sociale, laddove siano oggetto di stigma. Un trauma cui sono espostė anche minori in zone di conflitto armato, che subiscono più gravemente di altri gruppi sociali le conseguenze della guerra. Il diritto internazionale promuove la loro protezione, ma il rispetto della legge dipende dalla volontà dei governi.
A parte i gruppi armati non statuali, maggiormente responsabili di violenze rapimenti e reclutamento di minori, gli stati hanno la responsabilità primaria di affermare i diritti dell’infanzia e della minore età. Rimane da condividere la soglia al di sotto della quale una persona è considerata minorenne, quindi destinataria delle norme speciali di protezione internazionale.
In Italia, per esempio, al di sotto dei 16 anni d’età non si può nemmeno lavorare; comunque bisogna aver compiuto l’obbligo scolastico e ottenuto almeno la licenza media. Altrove c’è la guerra, che nega il diritto elementare all’istruzione. Le scuole di Gaza sono rimaste chiuse per anni dopo il massacro del 7 ottobre 2023, non potendo il governo locale mantenere la sicurezza dei luoghi di istruzione.
L’autorità palestinese ha sottoscritto la Safe Schools Declaration, un documento politico senza vincoli legali per i governi aderenti; un totale di 123 paesi, tra cui non figurano né Israele né la Russia. C’è l’Ucraina, dove bambini e bambine sono rapitė mutilatė uccisė come in altre zone di guerra; è uno dei paesi in cui le violazioni dei diritti della minore età sono aumentate maggiormente negli ultimi anni.
La lista dei fallimenti include, oltre a Israele con i territori occupati, anche Haiti, Congo (Kinshasa), Nigeria e Somalia. Sull’isola centroamericana, almeno, si è cominciato a scarcerare minori già detenutė in prigioni per adultė, mentre in Somalia, di recente, si è definita la maggiore età al compimento del diciottesimo anno. Insomma, qualche progresso a livello mondiale si è pur fatto, ma resta grave la situazione di troppė minori coinvoltė nei conflitti internazionali.
Gli si nega l’accesso ai servizi sanitari, anche quando ce ne sono nel raggio di poche decine di chilometri; gli si nega l’accesso agli aiuti umanitari, anche quando ci sono donazioni ad hoc; gli si nega la mera libertà, come quando lė si arresta insieme al genitore in sospetto di terrorismo. Sì, in nome della guerra al terrore, si sacrificano spesso i diritti fondamentali del(la) minore. E tutto questo solo per dire di alcune situazioni sotto la lente delle organizzazioni internazionali, figurarsi le altre che non sono nemmeno all’ordine del giorno.
Troppo facile per me concludere con il link a una pillola di musica italiana, la più recente, ma non costa niente e fa riflettere comunque: Pelle nera.


