Lo scorso primo agosto si è concluso il secondo di due corsi di italiano come lingua seconda (L2) presso la scuola popolare della Casa dei Diritti Sociali (CDS) a Roma, nel quadro di un progetto interregionale per l’accoglienza e l’inclusione socio-lavorativa di persone immigrate da Paesi non-UE. Affiancato da una tutor, sono stato docente in entrambi i corsi di livello iniziale, così accompagnando un gruppo piuttosto eterogeneo da un primo contatto (A1) verso la cosiddetta “sopravvivenza” linguistica (A2, nel Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue) cioè a pochi passi dalla cosiddetta “indipendenza” nella L2.
È al livello A2 che gli/le apprendenti realizzano degli atti linguistici di un certo impatto sociale. Per quanto brevemente, si può portare a termine dei veri scambi comunicativi a questo livello di competenza, per esempio, facendo domande e dando risposte sull’occupazione e su che cosa fanno nel tempo libero le persone con cui si interagisce. L’uso funzionale della lingua è essenziale per chiunque si cali in una qualsiasi realtà sociale. Qualcuno ti rivolgerà la parola e tu dovrai reagire per contribuire all’esito dello scambio; tanto più se prenderai tu l’iniziativa, sarà meglio farlo nelle forme e nei modi più accettabili rispetto al contesto della comunicazione.

Il programma dei corsi A1 e A2 che ho tenuto alla CDS è stato orientato ad aumentare le potenzialità dei/delle partecipanti rispetto all’obiettivo della loro integrazione in Italia. Tutt’altro che facile per chi arriva da lontano, talvolta appena maggiorenne oppure proveniente da un nucleo familiare dov’è presente un solo genitore, per non parlare di chi è statə vittima di sfruttamento lavorativo, specie in un Paese nel quale la domanda di manodopera è alta mentre le condizioni di lavoro offerte a chi è stranierə sono spesso al limite quando non al di sotto della legalità.
Spero di essere stato all’altezza del mio ruolo di facilitatore linguistico. Qualche studente non ha abbassato quel filtro che separa dall’insegnante – forse non gli ho ispirato abbastanza fiducia – ma qualche altrə è statə capace di notevoli progressi nel corso delle 100 ore trascorse in classe. Tra loro ci sono alcune donne rifugiate ed altrė richiedenti asilo in Italia. Forse non il pubblico più spensierato che si possa avere in una classe di L2, ma comunque desideroso di distrarsi un po’ dalle preoccupazioni – possibilmente imparando qualcosa di più sulla lingua. Infatti, dei tanti momenti passati in aula, ricordo con maggiore piacere le attività ludiche che mi hanno mostrato un volto giocoso e competitivo in ognunə di loro.
Sono molto grato alla CDS per avermi dato l’opportunità di incontrare queste persone in un luogo davvero sicuro, dove docenti e discenti possono instaurare una relazione innanzitutto umana.


