Uno dei luoghi più comuni sull’Italia riguarda la casa come sede degli affetti familiari. È difficile allontanarsene, soprattutto per il figlio troppo attaccato a sua madre, il cosiddetto mammone. È opinione diffusa che un tipo del genere preferisca restare nella propria zona di comfort, mentre la vita adulta con le sue difficoltà comincia fuori di casa. Lo farebbe per comodità, continuando a farsi servire da mamma (e papà) per soddisfare i propri bisogni.
Non so quanto sia ricorrente questo modo di vivere, ma so che in Italia gli stipendi sono bassi a fronte di prezzi alti; un problema per ogni giovane che debba pagare un affitto, specialmente se voglia intraprendere degli studi universitari. In casi come questo, restare a casa con i genitori può essere una scelta obbligata. Di solito sta bene a tuttė, ma qualche volta la convivenza diventa intollerabile. Ci sono figli(e) che i genitori mettono alla porta.
La vita adulta di Elsa Schiaparelli comincia così, con i genitori che la mandano a studiare presso un convento per la rieducazione. Un rimedio estremo al “male estremo” di una ragazza che vuole fare di testa propria, e lo farà! Trasferendosi oltremanica, sposando un uomo conosciuto appena, che lascerà per vivere a Parigi e diventare una pioniera della moda contemporanea. Ne parlo in Schiap, la più recente pillola di Italiano Standard.

L’episodio relativo a Schiaparelli mi fa tornare in mente un passaggio nel racconto di Antonio Tabucchi estratto nella puntata omonima, Lettera da Casablanca, tuttora disponibile nel podcast La lettura di Italiano Standard. Il narratore allude a qualcosa che ha sconvolto la sua vita e quella di sua sorella Lina, alla quale indirizza la lettera; qualcosa per cui fu allontanato da casa. Un’inevitabile separazione per sorella e fratello, mandato oltreoceano.
Così ho ripensato al protagonista del romanzo di Andrea Bajani, L’anniversario, a dieci anni dal giorno in cui decide di non rivedere i genitori. Non ha più contatti nemmeno con la sorella. Anche lui potrebbe scriverle una lettera da chissà dove, raccontare la sua vita come sente di doverla vivere. Chiunque può desiderare un altrove possibile, che sia in Italia o fuori. “Chi esce, riesce” si dice in Sicilia. Vale anche per me.


